La società postmoderna ci sollecita ad un dialogo continuo e indefesso con la dimensione del cambiamento. Dall’ambiente che lo circonda, alle innovazioni tecnologiche, al clima planetario, l’uomo si trova a dover concertare il proprio vivere con i repentini mutamenti che lo investono; fra questi anche il tempo emerge a pieno titolo come interlocutore e protagonista. L’orario di lavoro e la necessità di coordinamento con la vita familiare ne è un comune esempio. È proprio in questo ambito che si radica l’esigenza di riflettere su una conciliazione dei tempi e dei ritmi di lavoro e vita con il territorio e, conseguentemente, con il sistema degli orari dei servizi urbani.
Accanto agli strumenti più tradizionali di programmazione urbana (quali il Piano di Governo del Territorio, il Piano dei Servizi, il Piano del Commercio ed altri strumenti analoghi) negli ultimi anni si è fatta strada l’idea che anche il tempo possa essere oggetto di pianificazione e regolamentazione da parte dell’ente pubblico, in funzione di una migliore conciliazione dei tempi familiari, dei tempi di lavoro, dei tempi per sé e di una più adeguata organizzazione spaziale e temporale delle risorse urbane.
All’origine delle politiche dei tempi e degli orari per le città vi è una riflessione che affonda le proprie radici nei mutamenti in corso nella società contemporanea, mutamenti che investono l’orario di lavoro, l’espansione dell’economia dei servizi, i rapporti tra genere e tra i ruoli intra-familiari, gli stili di vita e l’erogazione dei servizi pubblici (Bimbi, Capecchi, 1989; Chiesi, 1989; Bonfiglioli, 1990; Balbo, 1991; AA.VV., 1996; Zayczyk, 2000).
Con l’espressione “politiche di conciliazione” si fa dunque riferimento ad una serie di strategie che mirano a raggiungere una maggiore flessibilità dei tempi di vita e di lavoro e che si pongono come obiettivo finale quello di promuovere le pari opportunità e migliorare la qualità della vita, partendo dal presupposto che il mancato coordinamento degli orari dei servizi presenti sul territorio può costituire un vincolo per i cittadini nella definizione della propria “agenda quotidiana”: per le donne, ad esempio, la rigidità degli orari è una delle principali cause di abbandono o di non ingresso nel mercato del lavoro.
E’ in questa cornice che si inserisce il progetto “Verso il Piano dei Tempi e degli Orari” della Città di Bollate, percorso avviato alla fine del 2008 e che ha condotto alla redazione del presente documento.
Il Piano dei Tempi e degli Orari (PTO) rappresenta nei fatti un piano di indirizzo strategico che intende regolare il sistema degli orari dei servizi urbani e promuoverne una graduale armonizzazione e coordinamento (Bonfiglioli, 1993). Con la legge 53 del 2000 e la successiva legge regionale 28 del 2004 , i Comuni sopra i 30mila abitanti sono obbligati a predisporre, in forma singola o associata, un Piano Territoriale degli Orari. Il Piano descrive le principali problematiche connesse all’organizzazione dei tempi e degli orari del territorio, le criticità da affrontare, l’approccio strategico che si intende adottare, le azioni da mettere in atto.
Il piano include inoltre una serie di ipotesi progettuali progetti, tra loro coordinate, finalizzate a riorganizzare i sistemi orari dei servizi urbani ai fini di una loro graduale armonizzazione.
L'elaborazione delle linee guida del piano compete al Sindaco, il quale deve attuare forme di consultazione con le amministrazioni pubbliche, le parti sociali, le istituzioni cittadine, le associazioni, ecc. In caso di inadempienza, il Presidente della Giunta Regionale, dovrebbe nominare un commissario ad acta.
Il piano, una volta approvato dal Consiglio Comunale è vincolante per l'amministrazione comunale, che deve adeguare l'azione dei singoli assessorati alle scelte in esso contenute.
I Comuni sopra i 30mila abitanti sono inoltre obbligati ad istituire un Ufficio Tempi, a cui verrà affidata la gestione ed il coordinamento dei progetti contenuti nel Piano e ad individuare un responsabile cui e' assegnata la competenza in materia di tempi ed orari.
Nelle prossime pagine si darà conto del lavoro sino ad ora condotto.
La prima parte del documento propone un focus specifico sulle politiche di conciliazione temporale. Verranno ripercorsi i passaggi chiave che hanno portato all’introduzione strutturata di questo tipo di strategie all’interno dell’agenda politica di molte realtà italiane ed europee: dal dibattito in seno al Consiglio d’Europa, a quello sviluppatosi in Italia a metà degli anni Ottanta, le cui istanze sono state poi recepite dalla legge 142 del 1990 e dalla successiva legge 53 del 2000. Sempre in quest’ambito si proporrà un breve affondo sulla diffusione delle politiche temporali nei Paesi dell’Europa Occidentale, nelle Regioni e nei Comuni Italiani. Considerato il suo carattere teorico e descrittivo, il primo capitolo risulta propedeutico alla comprensione dello scenario in cui si colloca il Piano dei Tempi e degli Orari di Bollate, oggetto di trattazione dei capitoli successivi.
Il secondo capitolo è dedicato alla descrizione del contesto del Comune di Bollate: verrà qui proposta una descrizione del territorio di riferimento, delle caratteristiche socio-demografiche della popolazione residente, della presenza di servizi pubblici e privati, presentando una rielaborazione dei dati contenuti in alcuni documenti di programmazione urbana, a partire dal Piano dei Servizi.
L’illustrazione del percorso progettuale che ha condotto alla redazione del PTO è oggetto del terzo capitolo: ad una prima fase di studio e ascolto degli utenti dei servizi comunali e dei responsabili degli uffici interni all’ente, è seguita una fase di sperimentazione di due progetti-pilota (Il “Martedì del Cittadino” ed il “Pedibus”), che saranno illustrati nel quarto capitolo.
L’ultima parte del testo è infine dedicata alla presentazione delle linee-guida che determineranno lo sviluppo delle politiche temporali per i prossimi anni. Tali piste di lavoro sono raccolte in tre direttrici prevalenti (mobilità sostenibile, accessibilità e fruibilità temporale dei servizi e riqualificazione degli spazi pubblici) ciascuna delle quali prevede progettualità concrete, la cui realizzazione operativa è demandata alla direzione dell’Ufficio Tempi.
Il gruppo di lavoro che ha permesso la realizzazione delle attività presentate, è composto da diversi elementi, interni ed esterni all’Amministrazione Comunale.
Il gruppo di lavoro interno, coordinato da Stella Donaggio, responsabile dell’U.O. Servizi Culturali ed Emilia Trazzi, coordinatrice dell’U.R.P., è composto da Bossi Graziella, Carozza Elisabetta, Chiara Grazia, Delia Laura, Donarelli Susanna, Dotti Enrica, Facchin Andrea, Ganassin Fabio, Pogliani Alessandro, Settanni Patrizia, Suigo Francesca, Radice Marina, Ravelli Paolo.
Il supporto consulenziale e metodologico esterno è stato affidato all’Istituto Italiano di Valutazione, che ha curato la realizzazione delle attività di indagine sul campo e coordinato le attività formative connesse alla costituzione dell’Ufficio Tempi. Il team di dell’Istituto Italiano di valutazione è composto da Alessandro Pozzi (coordinatore del progetto), da Davide Boniforti, che ha operato presso gli uffici del Municipio di Bollate, dal formatore Stefano Carbone e dai ricercatori Elena Colombo, Daniela Rossetti e Lorena Ortolina.